in collaborazione con il comune di Appiano Gentile in occasione della “Giornata della memoria”

Ingresso: 4.00 euro

My Movies consiglia il film ai maggiori di 13 anni

 

SINOSSI

Hanni, Eugen, Ruth, Bruno, Cioma appartengono ai millecinquecento ebrei che sono sopravvissuti a Berlino e scampati all’orrore predisposto dalla macchina nazista. Adolescenti all’epoca dei fatti, si separarono dalle loro famiglie e riuscirono a cavarsela cambiando identità o colore di capelli, nascondendosi in appartamenti o dentro un cinema, facendo appello agli amici o a un’altra Germania. Quella che rifiutò di perdersi nella massa, di sottrarsi a ogni impegno di vita personale, di dispensare il proprio io.

Inghiottiti dal cliché della ‘colpa collettiva’, che pesò inesorabilmente nei primi anni del dopoguerra, i fenomeni resistenziali in seno alla folle avventura demoniaca del Terzo Reich non hanno trovato spazio e voce nell’ordine imperdonabile di un tempo concreto che, come tutto ciò che non è più, non concede più riprese.

Ma il film di Claus Räfle, abbracciando le analisi di una storiografia più avvertita e critica, lavora nelle pieghe della Storia, rimette mano alle precedenti ‘stesure’ e separa i giusti, gli altri tedeschi, dal fanatismo senza vergogna e dubbi della Germania nazista, dal radicale farneticare della germanicità su se stessa. Gli invisibili manifesta simbolicamente gratitudine a tutte quelle donne e a quegli uomini che prendendosi il rischio, e in maniera del tutto disinteressata, salvarono gli ebrei durante la guerra. Salvando insieme l’anima di un Paese vittima di un’allucinazione. A raccontare (anche) di loro e della loro resistenza civile non armata, se non di un umanesimo militante, sono i testimoni di ieri, replicati dalla fiction che risale il tempo e incarna con gli attori il flusso del loro vissuto.
Intercalando interviste, finzione e documenti d’epoca, Gli invisibili articola esperienze, emozioni, considerazioni, spunti, riflessioni, inquadrando ciascuna testimonianza nella Storia e svolgendo (letteralmente) le storie private di Hanni, Eugen, Ruth, Bruno e Cioma. Al loro doppio finzionale fa eco il ricordo degli anni di clandestinità filtrato da quanto hanno visto coi propri occhi e vissuto con la rispettiva e incontaminata sensibilità. Gli invisibili, che fa leva sulla poetica del ricordo, canale perfetto per lasciare una propria testimonianza, riapre la riflessione sul cinema di fronte alla Shoah.

La tragedia ebraica, che segnò uno spaventoso regresso morale e una crisi etico-politica in Germania e in tutta Europa, è da sempre uno dei punti da cui si osserva meglio la complessità del rapporto tra cinema e storia. Come raccontare e come rappresentare la parte indicibile della memoria europea? Sospeso tra il registro finzionale e il genere documentario, Claus Räfle avanza lungo il confine affidando ora all’una ora all’altra parte la gestione del ricordo e della memoria storica. Perché sono proprio le piccole storie individuali, nel bene come nel male, a fare da architrave a un edificio altrimenti impenetrabile. Per capire la Storia e uno dei più grandi crimini mai commessi contro l’umanità bisogna conoscere i singoli ingranaggi, quelli grandi e quelli piccoli.
La memoria della Shoah, diritto e lavoro insieme, è un impegno estremamente gravoso e permanente. Claus Räfle raccoglie il testimone dalle mani dei suoi testimoni, alcuni morti pochi anni fa, e consegna allo spettatore una responsabilità enorme che lo costringe ad essere rigoroso. Perché se i testimoni hanno il dovere di raccontare una verità tremenda, chi ascolta ha il dovere civile di conoscerla questa verità. Di lavorare a fondo e in modo duraturo intorno alle memorie plurali della Seconda Guerra Mondiale, di costruire una diffusa consapevolezza, di impegnarsi ad andare oltre una giornata e una pratica commemorativa che, senza un’azione concreta sui temi della Memoria della Shoah, rischiano di svilirla, trasformandola in un semplice simulacro politico-istituzionale.