Ingresso: 5.00 euro

My Movies consiglia il film ai maggiori di 13 anni

 

SINOSSI

Nina Martini è una giovane donna che cerca lavoro e fortuna in Brianza, dove si trasferisce con la sua bambina. In prova presso una residenza per anziani, il suo zelo le vale un’assunzione e una vita finalmente più serena. Ma la quiete ritrovata è interrotta dalle avance (sessuali) e l’abuso di potere del direttore della struttura. Decisa a denunciarlo, Nina deve fare i conti con l’omertà delle colleghe e la prepotenza di un sistema amministrativo conservatore e dispotico. Con l’aiuto del suo compagno e di un avvocato agguerrito, Nina avrà giustizia. Per sé, per sua figlia e per tutte le donne a venire.

Inseguono tutti lo stesso sogno i personaggi del cinema di Marco Tullio Giordana: cambiare il mondo e renderlo un po’ meno ingiusto di quello che è.

Sorella ideale del ragazzo di Cinisi (I cento passi) e dei fratelli Carati (La meglio gioventù), tocca a Nina questa volta sottrarsi alle regole del gioco, rompendo un ‘contratto sociale’ basato sulla connivenza, il silenzio e l’omertà. Nina denuncia l’orco dentro un film girato nell’urgenza e nella necessità di raccontare i nodi irrisolti e le contraddizioni laceranti della realtà sociale contemporanea.

Dopo il caso Weinstein, che ha rimesso violentemente in discussione i privilegi, la dominazione e i crimini sessisti, (anche) il cinema italiano prende la parola e si interroga provando a smontare il meccanismo del patriarcato. Marco Tullio Giordana racconta una storia emblematica, il rovesciamento di un ordine antico drammatizzato a blocchi e sbalzi, interrotto da punti esclamativi visivi, qualche ‘spiegone’ di troppo e lampi di passato che scompaginano la logica narrativa, fiaccando l’indignazione e la tensione morale. Al di là dei contenuti (nobili), le intenzioni (lodevoli) e i risultati (illustrativi), il cinema dell’autore respira ancora l’aria di impegno civile e l’orgoglio di chi si sente e si vuole diverso dalla cultura diffusa e condivisa. Come Nina che non tollera la tentazione di giustificare (don Roberto Ferrari) o di accettare (Alina e colleghe) l’abuso per il semplice fatto che esiste.