Ingresso: 5.00 euro

My Movies consiglia il film ai maggiori di 14 anni

 

SINOSSI

Un professore del prestigioso collegio privato Saint Joseph si suicida gettandosi dalla finestra durante un’ora di lezione. Viene chiamato a sostituirlo il giovane supplente Pierre Hoffman il quale ha subito la sensazione che nella classe dove è accaduto il fatto ci siano degli alunni particolari. La cosa gli viene confermata dal preside e dai colleghi:si tratta di una classe di allievi superdotati. In particolare sei di loro si rivelano molto uniti. Forse troppo uniti.

Sebastien Marnier è un regista interessato ad esplorare situazioni limite. Nel suo film precedente (Irréprochable), mai arrivato sui nostri schermi, poneva al centro della narrazione una donna decisa ad ottenere ad ogni costo il posto di lavoro che pensa le spetti di diritto.

In questa occasione, in cui è regista e cosceneggiatore come d’abitudine, decide di adottare la struttura del thriller per affrontare temi di non secondaria importanza. Perché lo spettatore è indotto sin dalle prime battute a sospettare, insieme a Pierre, di quei ragazzini troppo seri, troppo sprezzanti nei confronti dei coetanei, incapaci di accettare l’aiuto di chi possa interessarsi a loro.

Marnier ce li descrive come una generazione perduta non nell’alcol o nella droga ma nella paura di un futuro in cui il pianeta, come il professore dell’inizio, si sta suicidando. In direzione ostinata e contraria rispetto a Greta Thunberg (il film faceva la sua prima apparizione alla Mostra del Cinema di Venezia pochi giorni dopo l’inizio della sua protesta silenziosa dinanzi al Parlamento svedese) che vuole che i governi provino la paura del futuro, i sei protagonisti si dirigono verso l’autoestinzione. La paura si è insinuata nelle loro menti e si è trasformata in cupio dissolvi. A scoprirne il lato oscuro (mentre gli altri colleghi sembrano non accorgersi di nulla o, molto più verosimilmente, non vogliono vedere) c’è Pierre che sta scrivendo un libro su Kafka (si può perdonare, anche se davvero molto didascalica, la presenza di scarafaggi nel film) e che sul piano dei sentimenti si trova in una fase di transizione.

Proprio perché non ancora usurato dal mestiere dell’insegnamento non si accontenta di risposte evasive e accompagna lo spettatore nella sua voglia di andare a fondo della questione. Fatto salvo un finale che accontenterà alcuni e deluderà altri il film riesce a mantenersi in buon equilibrio tra la narrazione della vita scolastica in un collegio esclusivo e quel tanto di inverosimile che è però necessario per costruire la suspense.

L’unico vero rischio, che a tratti viene sfiorato, è quello di trasformare il gruppo dei sei adolescenti in una squadra di alieni più che di tragicamente alienati. La loro fredda determinazione, ben rappresentata dai giovani interpreti, è così evidente da far risultare come degli inetti, ognuno a suo modo, tutti i colleghi di Hoffman che sono convinti che un canto in coro o due tiri a un canestro siano sufficienti. “Ciò che accade fuori di qui non ci riguarda” è di fatto il loro motto. Ma la scuola, qualsiasi scuola, può oggi permettersi una simile autarchia? Anche questa è una domanda che proviene dallo schermo. Necessita di una risposta.